Il "Borgo" oggi chiamato Sansepolcro, con un
evidente riferimento al suo nome di origine
("Burgus Sancti Sepulcri") fu fondata nel X
secolo da due pellegrini che tornavano da Gerusalemme
con alcune reliquie del Sepolcro di Cristo.
Così, anche alla luce della sua storia e delle
figure dei personaggi che vi nacquero e la illuminarono,
questa città potrebbe essere considerata come
una terra nuova, cioè come un luogo da scoprire
proprio per le suggestioni che possono derivare
al visitatore dalla bellezza del suo paesaggio
ancora incontaminato, dal pensiero delle sue
origini e della sua storia, dal ricordo di chi
vi trascorse la sua vita, di chi la frequentò
e le rese omaggio. Primo fra tutti Piero della
Francesca, che la immortalò rappresentandola
in alcune sue opere come le tavole del Battesimo,
nella Natività, in una scena affrescata in San
Francesco di Arezzo, quella della Verifica della
vera Croce) ed emblematicamente nella Resurrezione,
uno splendido affresco che Aldous Huxley, in
visita a Sansepolcro nel 1924, definì "la più
bella pittura del mondo". Nell'estate del 1944,
di questa definizione si ricordò fortunatamente
Anthony Clarke, il comandante di una batteria
di artiglieria alleata ormai alle porte di Sansepolcro.
Quando stava per ordinare l'inizio del cannoneggiamento
della città, Clarke si fermò all'improvviso
proprio perché gli vennero, appunto, alla mente
le parole di Huxley su Piero e sulla Resurrezione.
In tal modo la città fu salva, come scrisse
H.V. Morton, l'episodio ci ha lasciato "un bell'
esempio del potere della letteratura e di come
la penna sia più possente della spada!".
Sansepolcro è stata anche testimone della "nuova
scienza" di Luca Pacioli, che vi nacque attorno
alla metà del Quattrocento e vi progettò un
rivoluzionario linguaggio matematico, quello
del calcolo computistico e della "partita doppia".
Nel 1476 compose a Perugia per l’Università
un "Trattato di aritmetica ed algebra"; un altro
ne scrisse successivamente a Zara. Insegnò a
Napoli e a Milano, dove frequentò Leonardo da
Vinci.
Nel 1494 fu pubblicata a Venezia la sua "Summa
de aritmetica geometria proportioni et proportionalità",
scritta, come egli precisò, in volgare. Un trattato
di questa importante opera, Tractatus particularis
de computis et scripturis, contiene la prima
presentazione della Partita doppia e del Libro
Mastro, il nuovo modo di tenere conti, che ancora
oggi è in uso. Successivamente, nel 1509, il
Pacioli pubblicò, sempre a Venezia, il "Compendio
de la Divina Proportione", un'opera già dedicata
a Ludovico il Moro e compilata nel 1498 durante
la permanenza dell'autore a Milano.
Un trattato di essa è dedicato allo studio dei
poliedri. Le tavole di quest'opera furono disegnate
da Leonardo da Vinci. La città di Piero e Pacioli
è sempre stata il luogo di una lunga e fertile
tradizione di imprenditoria e di attività commerciali.
Ricca e fiorente in antico per la produzione
di panni e di materie coloranti (soprattutto
di guado, le cui foglie venivano debitamente
trattate per produrre "pani" utilizzati per
tingere di azzurro i tessuti), bella per l'assetto
urbano, per i palazzi e le preziose presenze
artistiche, ha sempre favorito la nascita e
la fortuna di imprese che ancora fioriscono
in campo nazionale e internazionale.
Franco Polcri